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Basta veleni, vado in Marocco


 Articolo pubblicato su La Nuova Ecologia, 10 dicembre 2015 visualizza l'articcolo sul sito


Lasciare l’Italia e trasferire la produzione in Marocco. La decisione di un’azienda che per ragioni dettate dalla crisi economica è costretta a dislocare? No, non è così. Aboca, nota per la produzione farmaceutica naturale di integratori naturali, cosmetici e dispositivi medici, vuole andare via perché in gioco c’è la nostra
salute e la qualità dei loro prodotti. La minaccia arriva dalla presenza di coltivazione con utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche nocive nei terreni confinanti l’azienda. «Siamo circondati da coltivazioni come quella del tabacco ad alto uso di pesticidi e di chimica, incompatibili con le nostre produzioni rigorosamente biologiche – spiega Valentino Mercati, presidente di Aboca – Quindi abbiamo dovuto rinunciare a rimanere in Valtiberina».


In Valtiberina l’azienda coltiva ben 700 ettari dei 1.100 totali siti nell’aretino, dove lavorano 60 operatori agricoli per 70 specie diverse di piante officinali, con una produzione di oltre 2.000 tonnellate all’anno di prodotto appena colto. Lo scorso agosto Aboca ha diffidato 40 aziende responsabili di avere diffuso veleni nell’aria, attendendo invano l’intervento da parte delle autorità competenti come l’Asl e i Comuni. Nessuno dei 22 sindaci della vallata infatti si è pronunciato. Eppure l’agricoltura biologica è una risorsa fondamentale per la Toscana. Da un punto di vista prettamente normativo, poi, la legge 68/2015 sugli ecoreati è chiara: chi inquina paga. In altre parole, le regole ci sono e vanno rispettate.
La delocalizzazione di Aboca significherebbe perdere un esempio virtuoso di produzione sostenibile con 830 dipendenti, un fatturato di 120 milioni di euro nel 2015 e una previsione di fatturato di 180 milioni nel 2016. Significa chiudere gli occhi dinanzi a un esempio di eccellenza che destina gran parte delle risorse economiche nella ricerca e nell’innovazione.
Nei prossimi tre anni l’azienda di Sansepolcro (Ar) ha previsto un investimento di 40 milioni. Un’operazione che è concretizzabile soltanto in presenza di terreni non contaminati. In questa direzione alcuni cambiamenti sono già in atto perché fra Anghiari, in provincia di Arezzo, e Trestina, in provincia di Perugia, sono stati abbandonati 100 ettari, mentre 300 sono stati acquisiti in Valdichiana. «Tutti gli oltre 1.000 ettari – chiarisce Valentino Mercati – vengono coltivati seguendo il regolamento europeo sull’agricoltura biologica, che comporta preservare la struttura e gli equilibri micro organici del terreno, l’utilizzo di varietà vegetali adatte all’ambiente specifico, l’esclusione di fertilizzanti e antiparassitari chimici». E proprio il bisogno di un ambiente privo di ogm ha spinto il fondatore di Aboca a guardare al Nord Africa.
«Spero di chiudere velocemente l’acquisto di una grande azienda agricola in Marocco – conclude il presidente di Aboca – La trasformazione del prodotto rimarrà in Valtiberina, ma stiamo riflettendo sul centro agricolo che dovrebbe sorgere a Lucignano». Intanto si fa sempre più concreta la possibilità di aprire un tavolo di confronto fra Regione Toscana, amministratori locali, Aboca e operatori del territorio per adottare misure urgenti e dirimere gli scontri fra produzioni diverse.

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