Articolo pubblicato su La Nuova Ecologia, 10 dicembre 2015 visualizza l'articcolo sul sito
Lasciare l’Italia e trasferire la produzione in Marocco. La decisione di un’azienda che per ragioni dettate dalla crisi economica è costretta a dislocare? No, non è così. Aboca, nota per la produzione farmaceutica naturale di integratori naturali, cosmetici e dispositivi medici, vuole andare via perché in gioco c’è la nostra
salute e la qualità dei loro prodotti. La minaccia arriva dalla presenza di coltivazione con utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche nocive nei terreni confinanti l’azienda. «Siamo circondati da coltivazioni come quella del tabacco ad alto uso di pesticidi e di chimica, incompatibili con le nostre produzioni rigorosamente biologiche – spiega Valentino Mercati, presidente di Aboca – Quindi abbiamo dovuto rinunciare a rimanere in Valtiberina».
La delocalizzazione di Aboca significherebbe perdere un esempio virtuoso di produzione sostenibile con 830 dipendenti, un fatturato di 120 milioni di euro nel 2015 e una previsione di fatturato di 180 milioni nel 2016. Significa chiudere gli occhi dinanzi a un esempio di eccellenza che destina gran parte delle risorse economiche nella ricerca e nell’innovazione.
Nei prossimi tre anni l’azienda di Sansepolcro (Ar) ha previsto un investimento di 40 milioni. Un’operazione che è concretizzabile soltanto in presenza di terreni non contaminati. In questa direzione alcuni cambiamenti sono già in atto perché fra Anghiari, in provincia di Arezzo, e Trestina, in provincia di Perugia, sono stati abbandonati 100 ettari, mentre 300 sono stati acquisiti in Valdichiana. «Tutti gli oltre 1.000 ettari – chiarisce Valentino Mercati – vengono coltivati seguendo il regolamento europeo sull’agricoltura biologica, che comporta preservare la struttura e gli equilibri micro organici del terreno, l’utilizzo di varietà vegetali adatte all’ambiente specifico, l’esclusione di fertilizzanti e antiparassitari chimici». E proprio il bisogno di un ambiente privo di ogm ha spinto il fondatore di Aboca a guardare al Nord Africa.
«Spero di chiudere velocemente l’acquisto di una grande azienda agricola in Marocco – conclude il presidente di Aboca – La trasformazione del prodotto rimarrà in Valtiberina, ma stiamo riflettendo sul centro agricolo che dovrebbe sorgere a Lucignano». Intanto si fa sempre più concreta la possibilità di aprire un tavolo di confronto fra Regione Toscana, amministratori locali, Aboca e operatori del territorio per adottare misure urgenti e dirimere gli scontri fra produzioni diverse.
Commenti
Posta un commento