La costa adriatica è di nuovo sotto assedio. Sono stati infatti respinti i ricorsi presentati dalla Regione Abruzzo contro il ministero dell'Ambiente e la società Spectrum Geo Lft, e si autorizza in questo modo a compire le attività di trivellazioni in una area che va dall'Emilia Romagna fino alla Puglia.
Nel dettaglio le sentenze sono tre, tutte della quarta sezione del Consiglio di Stato.
Le prime due, del 28 febbraio, riguardano due ricorsi presentati della Regione Abruzzo, che avevano visto l'intervento della Regione Puglia a sostegno di parte delle posizioni sostenute dall'Abruzzo. La terza dell'8 marzo è relativa a un ricorso presentato dalla provincia di Teramo e da una serie di comuni della costa abruzzese. Controparte oltre al ministero dell'Ambiente, anche il ministero delle Sviluppo economico e quello dei Beni culturali. I motivi dei ricorsi sono stati giudicati in parte infondati in parte inammissibili e molte delle censure sono state giudicate "generiche". Mentre "l'istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell'iter normativo nella sua interezza", si legge nella sentenza del 28 febbraio.
E non sono bastate le lotte degli scorsi anni a partire dal 2012. A Lanciano nel 2015 erano in 60.000 a protestare contro i progetti di impianti petroliferi..
Pochi poi sono stati gli interventi e i dietrofront dei
governi. La forza delle multinazionali del petrolio sembra essere inarrestabile; eppure l'air gun, la tecnica che consente di utilizzare la pressione dell'aria per creare piccoli sommovimenti nel sottosuolo marino e captare segnali per capire se ci sia gas o petrolio, potrebbe avere degli effetti devastanti sull'ambiente. Non la pensa così il ministero dell'Ambiente che, come fa notare Augusto De Sanctis del forum H20, " ha emanato 9 provvedimenti di Via ( valutazione di impatto ambientale) favorevoli all'uso dell'air gun in Adriatico su ben 11 zone: su alcune aree si potrà passare con l'air gun due volte, nel mare davanti alle Marche, o addirittura tre, davanti alla Puglia". Le aree interessate alle due istanze di prospezione sono di circa 3 milioni di ettari, che riguarda il progetto della Spectrum Geo, mentre tra il Gargano e il Canale di Otranto, il progetto della Petrolum Geo-Services Asia Pacific colpirebbe una area di 1,4 milioni di ettari di mare. A nulla è servita la Convenzione di Espoo del 25 febbraio 1991, che coinvolge altri Paesi dell'Adriatico per la VIA, e le preoccupazioni arrivano anche dal Coordinamento "Trivelle Zero Molise", che teme degli effetti negativi per l'ecosistema marino. Ma anche la bellezza dei luoghi è sotto attacco. Gli 800 chilometri di coste pugliesi potrebbe ricevere dei danni con delle conseguenze devastanti sull'economia. In questa lunga battaglia che divide cittadini, enti locali, associazioni e governo centrale, sembra emergere un tentativo di imporre una politica energetica chiara: ritornare alla ricerca del petrolio. Una scelta incoraggiata dal risultato del referendum del 2016, e da un clima internazionale in cui molte nazioni non rinunciano ad investire nelle energie fossili.

Commenti
Posta un commento