Il suolo è fonte di vita, da esso dipende la protezione delle acque sotterranee e la possibilità di avere una catena alimentare sana. E' il suolo che salvaguarda la biodiversità. Eppure uno studio condotto
dall'Onu, durato tre anni, nell'ambito della Piattaforme intergovernativa politico-scientifica sulla biodiversità, rivela che 3, 2 miliardi di persone ( due quinti dell'umanità) sono minacciate dal degrado del suolo. Le politiche ambientali fino ad ora adottate, quelle che hanno favorito le espansioni urbane senza controllo, la deforestazione, il prosciugamento delle zone umide, si sono rivelate dannose, con dei costi altissimi:si parla di più del 10% del PIL. Le ripercussioni maggiori cadono sulla produttività agricola, con la conseguenza di limitare la cattura del carbonio.
Il degrado del suolo comporta poi l'aumento del rischio di erosione di terreni e favorisce i fenomeni di inondazione, insieme alla diffusione di malattie infettive come l'Ebola e il virus di Marburg. La ricerca sostenuta da 129 stati, presentata lo scorso 26 Marzo a Medelin, ci dice che il 45% dei conflitti dipendono proprio dalla mancanza di risorse, e ciò spinge le popolazioni a emigrare. Secondo lo studio, entro il 2050 circa 70 milioni di persone potrebbero essere costrette a lasciare la loro terra, perché meno del 25% della superficie terrestre è sfuggito ai danni dell'attività umana.
L'aumento della domanda alimentare e di biocarburanti porterà probabilmente a una continua crescita degli apporti di sostanze nutritive e chimiche oltre ad uno spostamento verso sistemi di produzione zootecnica industrializzati, con il conseguente raddoppio dell'uso di pesticidi e fertilizzanti entro il 2050. Le zone più a rischio sono il Sud dell'Iraq, l'Afghanistan, l'Africa Sub-Sahariana e l'Asia meridionale.

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