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Intervista a Guido Viale (Settembre 2013).

                                                                                                                                                             



Resistenza e resilienza. Come ci aiutano a superare la crisi culturale?
Possono servire entrambe, ma né l’una né l’altra rientrano in quelle virtù di cui parlo nel mio ultimo libro (Virtù che cambiano il mondo – Partecipazione e conflitto per i beni comuni). La semplice resistenza rischia di immobilizzarci nello stesso posto mentre il mondo intorno a noi cambia sempre più rapidamente. La resilienza ci restituisce, dopo l’urto, la forma che avevamo prima. Qui invece il problema è quello di cambiare; ed anche rapidamente: preferisco dunque virtù come la costanza, che ho
messo in rapporto alla lotta ultra-ventennale delle popolazioni delle popolazioni della Valle di Susa che grazie alla costanza del loro impegno hanno cambiato molto se stesse e dato una mano al cambiamento, in meglio, di tutti noi; o per lo meno di tutti quelli che le prestano ascolto. Anche rispetto alla resilienza preferisco la virtù dell’autonomia, che è la capacità di restare se stessi pur cambiando, anche radicalmente, e migliorando se stessi e gli altri.

E’ crollato il cosiddetto pensiero unico? A quali modelli dobbiamo guardare con interesse per superare la crisi economica e culturale?
Il pensiero unico purtroppo non è affatto crollato. E’ crollato o sta crollando il mondo che il pensiero unico ha contribuito a forgiare e a legittimare; ma anche nella catastrofe il pensiero unico liberista (in realtà fautore della privatizzazione di tutti e di tutto – possibilmente con i soldi dello Stato, cioè di tutti noi - e non della libera iniziativa di chi ha voglia e capacità di intraprendere) continua a farla da padrone. Perché ha conquistato tutto l’universo della politica ufficiale, che non sa più sottrarsi alla sua presa perché non ha nessuna alternativa da proporre: there is no alternative.

Quali modelli culturali dobbiamo abbandonare per ottenere una vera conversione ecologica?
Ho chiamato il pensiero unico liberista, riprendendo un’espressione che non è farina del mio sacco, dittatura dell’ignoranza, perché ci fornisce un’immagine falsa e ideologica della realtà e induce all’abdicazione del pensiero, perché a risolvere i problemi, in base a questo non-pensiero, non devono essere gli uomini e le donne che li vivono, ma “il mercato”, cioè un meccanismo anonimo e automatico che non richiede alcun apporto creativo; anzi, che li detesta e li ostacola. Per questo conversione ecologica vuol dire innanzitutto fare i conti con i problemi della nostra vita quotidiana: con il nostro modello di consumo dissipativo e costoso, che ci fornisce sempre meno soddisfazioni e ci impoverisce spiritualmente; e con l’organizzazione della produzione che decide delle cose da fare e da non fare in base alla loro capacità di generare profitto, e non in base all’esigenza di conservare o produrre un ambiente e un mondo in cui la vita sia più facile, più condivisa e anche più bella per tutti.

La proposta di Guido Viale per salvare la cultura dal fango.
La cosa più importante è non farcene sommergere: cercare o creare delle isole un po’ più solide da cui aiutare anche gli altri a tirarsene fuori, per poi consolidare insieme il terreno sotto i piedi di tutti. In altre parole rivalutare e contribuire a creare, con un lavoro condiviso, pensieri forti; quelli che hanno a che fare innanzitutto con la dignità: la prima delle virtù di cui parlo nel mio libro. Perché la dignità non è un bene a somma zero, per cui per averne un po’ o molta devi toglierne altrettanta o ancor di più agli altri. E’ una virtù sociale, e più ne hai e più ne dai; mentre se permetti che venga tolta  a qualcuno  finisci per perderla anche tu.



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