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Inteterviste a Lia Celi(2013)

 Molti la conoscono come autrice televisiva e radiofonica. Da maggio 2013 conduce la trasmissione Celi, mio marito! su Rai 3. Come scrittrice ha scelto il genere satirico. 



Resistenza e resilienza. Come ci aiutano a superare la crisi culturale? 
 Intanto: la crisi culturale c'è sempre stata, almeno qui in Italia. Si legge poco, si va poco al cinema e a teatro e gli stessi intellettuali sono spesso pigri e autoreferenziali. Quindi, onestamente, non so se è possibile superare quella che secondo me, più che una crisi, è una malattia cronica dovuta al sottosviluppo morale e materiale da cui viene il nostro Paese e che non è storicamente poi così lontano. Resistenza e resilienza mi sembrano però atteggiamenti difensivi e io credo che la cultura in Italia dovrebbe smettere di difendersi per buttarsi allegramente nella mischia, sporcandosi le mani. Il reality sui libri di RaiTre, per dire, può fare accapponare la pelle, ma se serve a far capire al pubblico come si costruisce un romanzo (e il lancio di un debuttante è una specie di reality) è una buona idea. E comunque tanto peggio di così non può andare.

Alieni a Rimini. Ci spiega la scelta di questo titolo per il suo libro?
E' un omaggio all'opera presente sottotraccia nel mio libro, How to be an Alien di George Mikes. Era un giornalista ungherese che arrivò in Inghilterra come inviato negli anni 30 e si innamorò degli inglesi, cui dedicò libri ironici ma affettuosissimi e pieni di ammirazione. How to be an Alien raccontava in maniera scanzonata il disagio dei non inglesi a contatto con le eccentricità e le manie dei locali, che è un po' quel che ho fatto io spiegando i riminesi a quelli che vengono ad abitare qui e faticano ad ambientarsi in questa strana città.

Qual è stato il contributo della NdA alla diffusione del libro?
 Finalmente ho visto una distribuzione puntuale e capillare, non solo librerie ma anche negozi di altro genere. E poi Massimo ha organizzato due belle presentazioni, al Museo e sui Navigli a Milano, insieme ai riminesi di Milano, dove ho avuto il piacere di conoscere Paolo Rosa poco prima della sua scomparsa.


La proposta di Lia Celi per salvare la cultura dal fango...

 Come ho detto prima, secondo me la cultura non dovrebbe aver paura del fango, nemmeno di quello da cui nascono i fior. Però dovrebbe prima definire meglio se stessa. Oggi tutto è cultura, la pastasciutta, il pingpong, la lotta alla mafia, il rispetto del codice della strada, i social network - tutto tranne studiare, ragionare e impegnarsi per imparare sempre più e sempre meglio. Se tutto è cultura niente è cultura - ed è la deriva verso cui stiamo andando. La mia soluzione è sicuramente banale ma una scuola migliore, fin da quella dell'infanzia, è l'unica via per ridare alla cultura fiato, sangue e forza, in modo che non abbia paura del fango e sappia salvarsi da sola, perché non è una donzella inetta in pericolo che attende passiva un salvatore. E se è così non serve poi a molto.

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